Ci sono castelli che si visitano per l’architettura. Altri per il panorama. Quelli del Ducato di Parma e Piacenza si visitano per le storie — e le storie più potenti, quelle che restano addosso dopo la visita, sono quasi sempre storie di donne.
Donne amanti che hanno ispirato affreschi sublimi. Donne promesse in matrimonio e poi sottoposte a prove crudeli. Donne che si sono gettate dalle torri per amore. In un raggio di poche decine di chilometri, tra le colline parmensi e l’Appennino piacentino, i castelli del Ducato custodiscono un patrimonio narrativo che non ha equivalenti in Italia: un intreccio di storia, leggenda e architettura che trasforma ogni visita in un viaggio nel tempo.
“I castelli del Ducato di Parma non sono musei: sono palcoscenici dove il Quattrocento non ha mai smesso di recitare.”

1. Torrechiara: il castello costruito per amore
Se esiste un luogo in Italia dove l’amore cortese ha lasciato un segno tangibile nella pietra e negli affreschi, quel luogo è il Castello di Torrechiara. Arroccato sulle prime colline di Langhirano — lo stesso territorio dove stagiona il Prosciutto di Parma — domina la Val Parma con le sue quattro torri angolari e tre cerchie di mura.
La storia è quella di Pier Maria II de’ Rossi, il più potente signore del Parmense nel Quattrocento, e di Bianca Pellegrini, dama milanese della Corte dei Visconti. Pier Maria la conobbe a Milano, se ne innamorò perdutamente e la portò con sé nelle sue terre — nonostante fosse già sposato con Antonia Torelli di Montechiarugolo. Per Bianca fece costruire non uno ma due castelli: Torrechiara (1448-1460) e Roccabianca, nella Bassa.
La Camera d’Oro: il cuore di Torrechiara è la Camera d’Oro, affrescata da Benedetto Bembo intorno al 1462 e considerata una delle più alte espressioni del Gotico internazionale in Italia. Le pareti raccontano il viaggio di Bianca — raffigurata come “pellegrina” (un gioco sul suo cognome) — attraverso tutti i castelli del feudo rossiano, fino al ricongiungimento con Pier Maria. Nelle quattro vele della volta sono dipinti i castelli montani; nelle lunette sottostanti quelli di pianura e collina. L’oro che rivestiva le formelle di terracotta è andato perduto, ma il nome è rimasto.
Come è finita: Pier Maria morì a Torrechiara nel 1482, sconfitto dai nemici. Il suo corpo, imbalsamato, fu posto seduto su un seggiolone nella Camera d’Oro con veste di broccato dorato, esposto ai sudditi come monito e ispirazione alla resistenza. La rocca cadde l’anno dopo. Bianca scomparve dalla storia.
Curiosità cinematografica: Torrechiara fu il set del film “Ladyhawke” (1985) con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer. Un castello da film, in tutti i sensi.
2. Bardi: il fantasma del cavaliere innamorato
La Fortezza di Bardi, nell’alta Val Ceno a 60 km da Parma, è uno dei massimi esempi di architettura militare in Italia. Ma la ragione per cui la maggior parte dei visitatori arriva fin quassù non è l’architettura: è il fantasma.
La leggenda risale al tardo Quattrocento. Moroello, comandante delle truppe a difesa del castello, era innamorato di Soleste, la figlia sedicenne del castellano — già promessa in sposa a un feudatario vicino per ragioni politiche. I due si amarono segretamente, protetti dalla balia di lei, finché Moroello partì per una spedizione militare.
Soleste salì ogni giorno sulla sommità del mastio a scrutare l’orizzonte. Un giorno vide avvicinarsi cavalieri con le insegne del nemico. Credendo Moroello morto in battaglia, si gettò dalla torre. Ma quei cavalieri erano i suoi: Moroello, tornato vincitore, aveva fatto indossare le insegne nemiche come trofeo di conquista. Trovato il corpo di Soleste, si tolse la vita a sua volta.
Da allora, secondo la tradizione, il fantasma di Moroello vaga nelle stanze della fortezza, accompagnato da una musica malinconica. Nel 1995 il castello entrò nella cronaca del paranormale quando parapsicologi bolognesi rilevarono con termocamere una sagoma riconducibile a un cavaliere in armatura quattrocentesca. Reale o suggestivo, il fascino di Bardi è innegabile.
“A Torrechiara l’amore è dipinto sulle pareti. A Bardi vaga ancora per i corridoi. Due modi di non morire mai.”
3. Roccabianca: la Griselda di Boccaccio e il nido segreto di Bianca
Il Castello di Roccabianca, nella Bassa Parmense, è il “fratello minore” di Torrechiara: costruito dallo stesso Pier Maria Rossi alla metà del ’400 come residenza per Bianca Pellegrini, ha dimensioni più contenute ma un fascino altrettanto forte.
La stanza più celebre è la Sala di Griselda, decorata con un ciclo di 24 scene ispirate alla centesima novella del Decamerone di Boccaccio: la storia di una giovane contadina sposata dal Marchese di Saluzzo, che la sottopone a prove psicologiche durissime — l’allontanamento dei figli, la finta ripudiazione, l’obbligo di preparare le nozze del marito con un’altra — per testarne la fedeltà. Gli affreschi originali furono rimossi nel 1897 e si trovano oggi al Castello Sforzesco di Milano; nella sala si ammirano le riproduzioni fedeli realizzate dal pittore fidentino Gabriele Calzetti tra il 1997 e il 1999.
Perché proprio Griselda? La scelta non è casuale: Pier Maria, costruendo il castello per l’amante Bianca, fece affrescare una storia di fedeltà femminile assoluta — un messaggio sottile, forse un monito, forse una dedica. Le interpretazioni si sovrappongono da secoli.
Dettaglio inaspettato: nelle cantine del mastio di Roccabianca stagionano ancora oggi culatelli e salumi. Il castello è sulla Strada del Culatello, e durante la visita si può degustare il più pregiato dei salumi emiliani nel luogo dove è nato.

4. Gli altri castelli da non perdere
Castello di Fontanellato: sede dei Sanvitale per quattro secoli. Circondato da un fossato ancora pieno d’acqua, custodisce nella saletta di Diana e Atteone un ciclo di affreschi del Parmigianino (1524) — uno dei capolavori nascosti del Rinascimento italiano.
Rocca Sanvitale di Sala Baganza: sulle colline dove nasce la Malvasia dei Colli di Parma. Affreschi manieristi e il Museo del Vino nel seminterrato.
Castello di Rivalta: in provincia di Piacenza, affacciato sul Trebbia, con il suo borgo medievale perfettamente conservato e la torre cilindrica che domina la valle. Uno dei castelli più fotogenici del Ducato.
Castello di Compiano: in Val Taro, piccolo e perfettamente conservato, ospita il Museo Gambarotta con una raccolta di arte orientale. E il fantasma della Marchesa che cammina sulla ronda nelle notti di luna piena.
Reggia di Colorno: soprannominata “la piccola Versailles”, è l’unica vera reggia del territorio. Sede della Scuola Internazionale di Cucina ALMA, fondata da Gualtiero Marchesi.
Tutti questi castelli fanno parte del circuito Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli — oltre 30 tra rocche, fortezze e dimore storiche visitabili, molte delle quali organizzano eventi notturni, cene medievali e visite a tema.

5. Castelli e cucina: le esperienze di Food Valley Travel
I castelli del Ducato si visitano bene da soli, ma si capiscono meglio con una guida che ne conosce le storie — e si godono ancora di più se alla visita si abbina la tavola. Non è un caso: castelli, caseifici e cantine condividono le stesse colline e la stessa storia. Food Valley Travel ha costruito una linea di esperienze dedicata proprio a questo incontro tra fortezze e alta gastronomia.
→ Fine Food & Stunning Castle – Colline Parmensi – l’itinerario che porta al Castello di Torrechiara, con la Camera d’Oro e il panorama sulla Val Parma, abbinato alle eccellenze gastronomiche delle colline circostanti. La combinazione più richiesta per chi ha una giornata sola.
→ Fine Food & Stunning Castle – Bassa Parmense – il versante di pianura del Ducato: i castelli romantici della Bassa e i salumi che stagionano nelle loro cantine, culatello in testa. Il lato meno turistico e più autentico del territorio.
→ Fine Food & Stunning Castle – Tra Milano e Parma – un percorso che attraversa il Piacentino, con i borghi medievali e le fortezze lungo l’asse tra Milano e Parma. Ideale per chi arriva dalla Lombardia e vuole entrare nella Food Valley dalla porta più scenografica.
Consiglio pratico: il periodo migliore per visitare i castelli è tra aprile e ottobre, quando molte rocche organizzano visite notturne, rievocazioni storiche e cene a tema. Verifica sempre gli orari di apertura prima di partire: diversi castelli del circuito hanno calendari stagionali e aperture limitate ai weekend.
Pietre che raccontano
I castelli del Ducato di Parma e Piacenza non sono reliquie del passato: sono narratori attivi, luoghi dove la storia continua a parlare attraverso affreschi, leggende e mura che hanno visto secoli di passioni, tradimenti e amori impossibili. Le donne che li hanno abitati — Bianca Pellegrini, Soleste, Griselda — non sono personaggi secondari: sono le protagoniste.
La prossima volta che pianifichi un viaggio nella Food Valley, non fermarti al cibo. Sali sulle colline, varca un portone medievale e lasciati raccontare una storia. Alcune di queste storie, dicono, non sono ancora finite.



